THE FACE (La faccia)
by Isabella Messina. Beacons 7 (Journal of the Literary Division of the ATA), 2002.

English Translation © 2001 Anne Milano Appel

Mio Arlecchino, mio Avventuriero, mia Notte, mia felicità, mia passione.
Marina Cvetaeva a Konstantin Rodzevic

Ci sono state notti, amico mio, in cui i confini del lenzuolo si allargavano mostruosamente e inaspettatamente, in un modo così fluido e naturale che io non sapevo se nascondermi nella terra o manifestarmi, così senza nulla, a braccia nude, in tutto quel bianco... E accadeva che mi si porgesse qualcosa che era dolce come un sogno. Allora vedevo quanto ero bella e pensavo che c'eri tu, e che mi volevi fare un regalo.
Ma oggi ho conosciuto lei, e ho paura di averti perduto.
Non posso fare niente... devo restare ferma in questo letto, in questo buio. Non mi muoverei per nulla al mondo. Ho paura a respirare, ho paura a chiudere gli occhi, il mio cuore batte forte, lo sento dappertutto, sotto la mia pelle, ho paura che mi esca dal petto, sono debole... sono debole... 
Parlerò pianissimo, non mi farò scoprire. Ti racconterò tutto in un sussurro.

Ero contenta oggi, ero carina e frettolosa, tornando a casa... mi guardavo nelle vetrine e alzavo il petto, respiravo un'aria freschissima e lieta, mi pareva di stare in un mondo bellissimo. Oh sì, scorrevo via come un'onda luccicante su un vetro tirato a lucido, il mio vestito si muoveva tutt'intorno a me...c'era il sole. Tu mi seguivi ma non ti nascondevi, mi guardavi come un grazioso fantasma che sorride, da vicino.
Quando sono arrivata a casa, però, io non so... già da prima, salendo le scale, uno strano silenzio mi aveva in fretta raggiunta, e mi pesava sulla schiena. Ero stanca.
Per un poco sono rimasta ferma davanti alla porta, non riuscivo ad allungare la mano verso la maniglia. Avevo paura. E poi mi sono accorta che la porta era solo accostata... ma si apriva... davanti a me, lentamente, da sola, e io dentro ho sentito un vuoto senza fine -non c'era nulla- un'assenza pesantissima, un suono pauroso... Sarei morta di dolore -entrando in casa, sulla soglia- se non avessi visto davanti a me, in un angolo sotto il davanzale della finestra, una strana figurina accartocciata che subito si rivelò, muovendosi, una donna.
Mi stupì moltissimo... era in casa mia, era così piccola... una misera donnetta, niente di più. E mi guardava con un sorriso stento, come se volesse scusarsi, e intanto veniva verso di me, così curva che la sua faccia si vedeva appena, immersa com'era in una strana ombra da lei stessa creata... e non esisteva, era mostruosa, soprattutto per le labbra... così meschine, lisce come il ghiaccio.
Io ho detto "chi sei?" e lei si è fermata in mezzo alla stanza, e portandosi le mani al petto con aria contrita ha detto "io?" E intanto mi osservava con vuoti occhi, alzando faticosamente la faccia dalle spalle.
La sua piccolezza mi sgomentò... immaginai le sue ossa, le vidi di vetro sottilissimo. Le avrei spezzato il collo con due dita. Ma poteva rompersi benissimo da sola, da un momento all'altro, in mille pezzi. Mi ha subito fatto schifo, l'avrei schiacciata.
Lei però mi ha sorriso con una certa tenerezza, sembrava proprio una persona... e poi con quell'aria sulla faccia mi ha voltato le spalle ed è tornata nel suo angolo sotto il davanzale. Si è accucciata su un cuscino morbidissimo, di piume.
Lo so -gliel'ho preso, dopo- è il più caldo cuscino che abbia mai avvolto la mia testa... lei fa sonni quieti, sorride, i suoi sogni sembrano fiabe... ma è una contapalle e sa solo spettegolare, non ha un filo di fantasia, non sa niente, il suo cervello non è niente... niente... comunque... all'improvviso ha cominciato a parlare... con un certo tono... come se raccontasse una favola, ma come se fosse vera... 
Non mi andava affatto, sotto la mia finestra. Neanche mi guardava.
"Ti ho vista arrivare, da quassù" ha detto raggomitolandosi sul suo cuscino, "fissavi lo sguardo negli occhi delle persone che incrociavi, soprattutto uomini."
Io mi sono appoggiata alla porta, mi ci sono schiacciata sopra con le mani aperte. Ho detto "non è vero", ma forse lei non ha sentito. La maniglia premeva contro la mia schiena, mi faceva male. Ho spinto ancora di più, con ancor più forza. Non sapevo cosa fare... 
Lei mi ha sorriso con benevolenza. "Oh, ma non è nulla... lo facevi solo incidentalmente, infatti subito distoglievi lo sguardo." Poi ha chiuso gli occhi, ha sbadigliato, sussurrava... ha detto "e tornavi a guardare avanti in maniera manifesta... benchè la tua faccia restasse sempre uguale, come se non vedessi nulla."
"Non potevi vedere la mia faccia, siamo troppo in alto" le ho detto io. Era proprio così, non poteva avermi vista, era assurdo quello che diceva.
Lei sembrava dormire, ma invece no, si è mossa e si è appallottolata con la faccia verso il muro, tutta comoda, e con un filo di voce mi ha detto "io ci vedo benissimo." E a quel punto ho visto che si era addormentata. Mi voltava le spalle come una bambina impertinente... dormiva della grossa, non gliene importava niente di me.
Però, sai, era ancora giorno, e non mi sembrava poi così naturale quel suo assopimento... Il fatto è che non mi fidavo di lei. Ma potevo sempre approfittare del momento, potevo scendere dal custode e chiedergli com'è che era entrata quella donnetta, perché l'aveva lasciata passare, che faccia aveva... Ma come potevo lasciarla sola in casa? Che cosa avrebbe fatto? E poi, cosa mi avrebbe detto il custode? Sicuramente non l'aveva vista e non sapeva nulla di lei. Ma allora, che cosa potevo fare io? E lei... dormiva davvero o faceva finta? Dovevo vedere. Dovevo vedere la sua faccia, da vicino, adesso che lei non poteva vedere me.
Allora ho cominciato ad andare verso di lei, in punta di piedi, e all'improvviso ho visto una grossa borsa sotto il tavolo.
Una borsa enorme per una donna così piccola: come ha fatto a portarla fin qua? 
Mi sono fermata, ho fatto per allungar la mano: volevo aprirla, morivo dalla voglia di vedere tutta la roba che c'era lì dentro.
Ma avrei dovuto voltare le spalle a lei.
La guardai e in due passi la raggiunsi e mi chinai sulla sua faccia. Dormiva. La piega della sua bocca me la mostrò appena morta, tutta rattrappita dentro se stessa come per nascondersi. Un gelo feroce veniva dal suo misero aspetto. Mi fece orrore. La dovevo uccidere. Decisi subito di ucciderla. Avrei usato il coltello, l'avrei trapassata con un coltello da cucina. Si sarebbe spaccata in due. E in quel momento ha aperto gli occhi e mi ha vista. Era insonnolita, sorrideva stupita. "Perché mi guardi così? Che cosa ti ho fatto?" mi ha detto. Io non mi sono mossa. 
Ero sopra la sua faccia, ne guardavo ogni piega, con occhi pieni di forza rimiravo la sua bruttezza... ero enorme sopra di lei.
Non le ho detto niente, e lei ha abbassato lo sguardo, stringendosi nelle spalle, ha mormorato "io sono buona, sai, sono una donna mite, perfino timida...".
Cercava di farsi ben volere, quella bugiarda.
La sua melensaggine m'infastidì a tal punto che dovetti subito allontanare la mia faccia dalla sua. Ma non potevo staccarle gli occhi di dosso, così la guardavo mentre si faceva sempre più piccola e intanto cercavo la sponda del tavolo, dietro di me, con la mano tesa, vacillavo. Ho fatto cadere una sedia, indietreggiando, e così subito l'ho afferrata ben stretta e mi sono buttata su di lei. Avevo una forza incredibile, forse ho gridato, ma non ho potuto menare il colpo. Lei si è coperta la testa con le braccia nude, piagnucolava. Tremava e scricchiolava come un vecchio burattino, un odore pietoso veniva dal suo corpo. Come una malata... voleva forse farmi pena? Mi colpì a tal punto che non ho potuto fare a meno di restare ferma con la sedia alzata su di lei... e guardarla... e poi ho rimesso la sedia a posto e mi sono seduta.
Ero stanchissima, ho abbandonato braccia e testa sul tavolo. Non la guardavo neanche la donnetta, anzi, ho chiuso gli occhi.
Sentivo che si muoveva nella stanza, l'ho sentita trafficare in cucina.
Ascoltavo. Brevi passetti, rumore di tazze, ha fatto scorrere l'acqua... una vera donnina. Non sarei mai riuscita a ucciderla. Era vero tutto questo? Ma no... forse sognavo? Eppure l'ho vista afferrare il coltello per la lama e sorridere con labbra vicine a spaccarsi. Mi ha mostrato i denti, mi ha immobilizzato con una nera occhiata e con un gesto scarno, di una forza inaudita, mi ha strappato il coltello dalla mano, l'ha spaccato in due, ne ha gettato i pezzi a terra, si è messa a biascicare un'ossessiva cantilena, a voce alta, camminando su e giù per la stanza e battendo i piedi a terra, a volte, tutta china e dondolante. Quanto si è lamentata! Mi rimbombava il cervello. Ma cosa è successo? Quanto è durato? Io non ricordo..
Poi ho smesso di ascoltare, e quando ho aperto gli occhi la mia faccia affondava in un morbidissimo cuscino di piume che puzzava di selvatico, caldo come un nido. L'ho subito buttato per terra.
Davanti a me, dall'altra parte del tavolo, c'era lei, accovacciata in fondo alla sedia. Tra le mani teneva una tazza fumante.
Il sole era tramontato, la stanza era in penombra. Ma ho visto bene i suoi nerissimi occhi alzarsi dalla tazza e fissarsi nei miei.
"Non è bello quello che hai fatto, davvero. Stavi quasi per prendermi, con quel coltello" ha detto. Ha bevuto tutto, e poi ha sorriso mestamente e posando la tazza sul tavolo ha mormorato "solo per il mio aspetto, che t'intristisce tanto."
"Sei brutta" le ho detto io, "non posso sopportare quella tua faccia". Mi batteva il cuore, sai? Forse mi tremava la voce. Ma gliel'ho detto lo stesso.
"E tu allora? Come puoi sopportare la tua?". Ha detto così e poi è rimasta a guardarmi, con un'aria come se si aspettasse che io le rispondessi.
Che domanda assurda... io sono bella.
Lei si guardava le mani, ora, sembrava distratta. "Ma poi, in fondo, la tua faccia è sempre la stessa". Parlava con un tono di noncuranza, era odiosa. "Seppure anche la tua invecchi, prima o poi tu stessa te ne dovrai accorgere, guardandoti allo specchio... sempre la stessa faccia, guardata per anni, troppo, e per giunta sempre più vecchia". A questo punto mi ha guardata tutta sorridente e ha detto "non pensi che sarebbe penoso riflettere su ciò?", e poi è scesa dalla sedia -è scivolata giù- e si è infilata sotto il tavolo.
Potevo darle un calcio in faccia, su quella bocca. Invece mi sono piegata per vedere cosa stava facendo. Aveva preso la borsa con tutte e due le mani e la trascinava fuori lentamente, con gran fatica, camminando all'indietro.
"Dove vai?" ho gridato.
"In bagno".
"Ecco, brava, guardati allo specchio e poi dimmi come ti senti tu", le ho detto io, e poi sono scoppiata a ridere forte.
Anche lei si è messa a ridere. Ha lasciato la borsa, si è coperta la bocca con le mani. Si ritraeva, nascondeva la faccia. Sembrava proprio allegra. Ha sussurrato "ma quando mi guardo allo specchio... io non penso alla bellezza", e senza badare a me ha ripreso a trascinare la sua borsa, fino alla porta del bagno. "Penso ad altre cose" ha detto. Poi ha aperto la porta e ha spinto dentro la borsa, e io le ho chiesto "quali cose?" Ma lei è entrata in bagno e si è chiusa la porta alle spalle, l'ha chiusa a chiave. Non mi ha risposto.
Sono rimasta da sola, nell'ombra. C'era un silenzio... Mi sono chiesta cosa ci fosse di strano nella stanza, ho guardato intorno, dentro tutti gli angoli. Le cose erano diverse, ma non saprei dirti...
Però non mi sono realmente stupita: me l'aspettavo. 
Il letto, appunto, mi sembrò più piccolo, come un giaciglio.
In fondo, tutto poteva essere previsto.
Mi ricordo che a quel punto... che strano, mi viene in mente solo ora... a quel punto ho tirato su le gambe -contro il petto, per raccogliermi- mi sono accovacciata sulla sedia, come lei. Mi sentivo tranquilla, mi accarezzavo le ginocchia, le mie mani erano lente e leggerissime, scendevano fino al collo del piede. Gustavo la mia pelle. E all'improvviso ho sentito quanto grande fosse il silenzio.
Nessun rumore veniva dal bagno, e da molto. Era quasi buio. Molto lentamente mi sono alzata dalla sedia... lei si stava guardando allo specchio, ne ero sicura, volevo vedere la sua faccia che si guardava. Ma proprio mentre m'inginocchiavo a terra e posavo le mani sulla porta ho sentito un rumore molto strano venire da dentro, come di ferraglia pesante, ma che si rompeva. Allora ho subito guardato nel buco della serratura e l'ho vista china sopra la sua borsa, con le braccia e la testa affondate dentro... armeggiava, scavava, cercava qualcosa. Aveva un sacco di energia e scarni polpacci violacei, per nulla flaccidi. Si agitava sulle punte dei piedi, piccola piccola, dentro la sua grande borsa. La sua schiena era attraversata da una lunga incrinatura... o forse era gobba, forse spunzoni di ghiaccio si rincorrevano fra le sue scapole... cos'è che le si annida dentro? 
Poi di colpo si è fermata ed è venuta verso di me, arrabbiata.
Arrivava veloce...
Ha spalancato la porta prima che potessi alzarmi. Eravamo faccia a faccia. "Sei tutta sudata, lavati" mi ha detto.
Si è scansata, per farmi entrare. Ma restava sulla soglia, a guardarmi, mentre io ero ferma in mezzo al bagno. "Cosa c'è?" le ho chiesto. Devo esserle apparsa molto seccata. "Sii gentile" ha mormorato lei, "mettimi fuori la borsa, che per me è troppo pesante".
Ha giunto le mani e mi ha guardata sorridente e tremante, con la testa china, mentre io prendevo la borsa. Era pesantissima, ma gliela passai in fretta, ce la misi tutta. 
Ha continuato a guardarmi in quel modo fino a che non le ho chiuso la porta in faccia.
Ho chiuso a chiave, naturalmente, ho controllato che fosse chiuso.
La luce era fortissima. 
Ho guardato in alto... era bianchissima e abbagliante. Ho chiuso forte gli occhi e ho schiacciato l'orecchio sulla porta... i canali nella mia testa erano enormi, lunghissimi, insidiosi. Misteriosamente... la porta viaggiava, come un fluido spesso che però rotola giù in tortuose palpitanti strade, così sensibili... mi scoppiava il cervello. Eppure non sentivo alcun rumore, come se non ci fosse nessuno, ma proprio nessuno, dall'altra parte, oltre la porta.
Così ho guardato nello specchio, ma non mi sono vista subito, tanto la mia faccia era immobile. Poi ho visto che ero bella e spaventata... ero pallidissima, i miei occhi sembravano enormi.
Puzzavo. Aveva ragione, quella bastarda.
Ho aperto l'acqua nella vasca e mi sono spogliata.
Ero bella... ero bellissima... mentre la vasca si riempiva non ho fatto che guardarmi... nell'acqua sono scesa a precipizio, ho immerso la testa, sono scesa in un oceano profondo e caldissimo e tu sei tornato da me. Ho baciato le tue labbra, erano morbide come quelle di un bambino. Non respiravo, come una sirena. I tuoi capelli mi accarezzavano il collo. E in quel momento un suono pauroso come da un abisso mi ha raggiunta, mi ha travolta... e si ripeteva lento e profondo e sempre più grande. Ho avuto una paura terribile, sono scappata via, dovevo respirare.
C'era lei, quella donnetta, dietro la porta, e muoveva la maniglia con secchi colpi, voleva entrare.
Io ho gridato più forte che potevo, ho gridato "vattene bastarda!" e la maniglia si è fermata, per un poco, mentre uscivo dalla vasca, e poi l'ho sentita che armeggiava con qualcosa nella serratura e subito dopo è entrata, così, all'improvviso, me la sono vista davanti, tutta severa che sembrava quasi essersi raddrizzata e mi ha detto che c'ero stata troppo in bagno ed era ora di andare a dormire e che lei aveva già preparato il letto e mi ha mostrato un piccolo gancio arrugginito che stringeva tra le dita.
Ero nuda davanti a lei, ero china e gocciolante in mezzo al bagno, tremavo, non le ho detto nulla.

Adesso lei è qui con me.
Si sta preparando per la notte, quella troia, nel mio letto.
Non so se dorme. Forse non ha chiuso gli occhi. Non voglio guardarla.
Ho paura, sai? Tanta.
Amico... amico mio che ne sarà di noi?
Ecco, mi tocca. I suoi piedi sono gelidi come il ferro, mi fanno male.
My Harlequin, my Adventurer, my Night, my joy, my passion. 
--Marina Tsvetaeva, to Konstantin Rodzevic.

There have been nights, my friend, when the edges of the sheet expanded monstrously and unexpectedly, in such a fluid, natural way that I didn't know whether to hide myself in the earth or reveal myself, like that, with nothing on, my arms bare, in all that white... And something would appear to me that was as sweet as a dream. Then I would see how beautiful I was and I would think that you were there with me, and that you wanted to give me a present.
But today I came to know her, and I'm afraid I've lost you.
I can't do anything... I have to remain still in this bed, in this darkness. I wouldn't move for anything in the world. I'm afraid to breathe, afraid to close my eyes, my heart is beating fast, I can feel it everywhere, under my skin, I'm afraid it will burst out of my chest, I'm weak.. I'm so weak...
I'll speak very low, so she won't hear me. I'll tell you all about it in a whisper.

I was in good spirits today, attractive and in a hurry as I was returning home... I looked at myself in the shop windows and stuck out my chest; I was breathing a very fresh, cheerful air. I felt like the world was a beautiful place to be. Oh yes, I was moving smoothly along like a glistening wave on a polished sheet of glass, my skirt was billowing all around me... the sun was shining. You were following me but you weren't hiding, you were watching me like a smiling, benign phantasm, from nearby.
When I got home, however, I don't know... even before that, going up the stairs, a strange silence had unexpectedly come upon me, like a weight on my shoulders. I felt exhausted.
For a moment I stood still in front of the door, unable to bring myself to reach out toward the handle. I was afraid. And then I realized that the door was only partially closed... but it was opening... in front of me, slowly, all by itself, and inside I felt an infinite void - there was nothing - a massive absence, an appalling sound... I would have died of anguish - there on the threshold, as I entered the house - if I hadn't seen before me, in a corner under the windowsill, a strange little figure, all scrunched up, that suddenly shifted and could be seen to be a woman.
She gave me quite a shock... she was in my house, she was so small... a wretched little woman, nothing more. She was watching me with a forced smile, as though to apologize, and meanwhile she was moving toward me, so bent over that you could barely see her face, submerged as it was in a strange shadow created by itself... she didn't exist, she was monstrous, especially her lips... so thin, stretched flat as ice.
"Who are you?" I said, and she stopped in the middle of the room. Bringing her hands to her chest in a contrite manner, she said "me?" Meanwhile she was watching me with vacant eyes, struggling to raise her face up from her shoulders.
Her diminutiveness dismayed me... I imagined her bones, I saw them as made of fragile glass. I could have broken her neck with two fingers. But she could very well have shattered all by herself - at any moment - into a thousand pieces. Suddenly she disgusted me, I could have crushed her.
But she smiled at me with a certain tenderness, she seemed like a real person... and then with that look on her face she turned her back to me and went back to her corner under the windowsill. She curled up on a very soft pillow, made of feathers.
I know - I took it from her, afterwards - it's the warmest pillow that has ever cradled my head. She sleeps quietly, she smiles, her dreams seem like fables... but she talks rubbish and only knows how to jabber, she doesn't have a shred of imagination, she doesn't know anything, her brain is nothing... nothing... in any case... all of a sudden she began to speak... in a certain tone... as though she were telling a fairy tale, but as if it were true...
I didn't like her there at all, under my window. She wasn't even looking at me.
"I saw you coming, from up here" she said curled up on her pillow, "you were staring at the people you passed, especially the men". 
I leaned against the door, flattening myself against it with open hands. "It's not true" I said, but perhaps she didn't hear me. The door handle was shoving against my back, it was hurting me. I pressed even closer, with greater force. I didn't know what to do...
She smiled at me kindly. "Oh, but it's nothing... you only did it unintentionally, in fact you quickly averted your glance." Then she closed her eyes, yawned, and mumbled... "you went back to looking straight ahead, in a conspicuous way..." she said, "although your expression never changed, as if you hadn't seen a thing".
"You couldn't see my face, we're too high up" I told her. It was true, she couldn't have seen me, what she was saying was absurd.
She appeared to be sleeping, but no, she shifted and curled up into a ball, her face toward the wall, nice and comfortable, and in a thin voice said "I can see very well." At that point I understood that she had fallen asleep. She had turned her back to me like an impertinent child... she was sleeping soundly, I was of no concern to her.
But it was still daytime, and her dozing off like that didn't seem all that natural to me... The fact is I didn't trust her. I could always take advantage of the moment, I could go down to the doorkeeper and ask him how that little woman had gotten in, why had he let her in? what kind of face did she have?... But how could I leave her alone in the house? Who knew what she might do? Then too, what could the doorkeeper have told me? Surely he had not seen her and knew nothing about her. But then, what could I do? And she... was she really sleeping or was she pretending? I had to find out. I had to see her face, up close, now that she couldn't see me.
So I began to approach her, on tiptoe, and all of a sudden I noticed a large purse under the table.
An enormous purse for such a tiny woman: how had she managed to carry it up here?
I stopped, and started to reach out my hand: I wanted to open it, I was dying to see what was in there.
But I would have had to turn my back to her.
I looked at her, and in a couple of steps there I was bending over her face. She was sleeping. The set of her mouth made her look as if she had just died, all hunched up as though to hide herself. Her wretched appearance gave off an ferocious chill. It repulsed me. I had to kill her. I suddenly decided I would have to kill her. I would use a knife. I would stab her with a kitchen knife. She would be slashed in two. Just at that moment she opened her eyes and saw me. She was drowsy, smiling in bewilderment. "Why are you looking at me like that? What have I done to you?" she asked. I didn't move.
I was leaning over her face, looking at every crease, gazing with powerful eyes at her ugliness... I towered over her, enormous.
I didn't say anything, and she lowered her gaze, shrugging her shoulders, and mumbling "I'm a good person, you know, I'm gentle, even timid...".
She was trying to make me like her, that liar.
Her mawkish sentimentality sickened me to the point that I had to move away from her abruptly. But I couldn't take my eyes off her, so I watched her as she became smaller and smaller, and meanwhile I was groping for the edge of the table, behind me, with my outstretched hand. I was swaying. I knocked a chair over as I stepped backwards; quickly I grabbed it tightly and hurled myself at her. I had incredible strength, maybe I even shouted, but I couldn't bring myself to strike her. She covered her head with her bare arms, she was whimpering. She quivered and screeched like an old puppet, a pitiful odor was coming from her body. Like someone who was sick... perhaps she wanted to make me feel sorry for her? It affected me to the point where I could only stop with the chair raised over her... and look at her... and then I put the chair back in its place and sat down.
I was very, very tired. I let my arms and head collapse on the table. I didn't even look at the tiny woman, on the contrary, I closed my eyes. 
I could hear her moving about in the room, and going into the kitchen.
I listened. A few footsteps, the sound of cups, she was letting the water run (another alternative: she was running the water)... a real little old woman. I would never be able to kill her. Was all this for real? No... was I perhaps dreaming? And yet I saw her grab the knife by its blade and smile with lips close to splitting. She showed her teeth, she immobilized me with a dark look, and with an efficient stroke of impossible strength, tore the knife out of my hand, broke it in two, and threw the pieces on the floor. In a high voice, she began to mutter an obsessive sing-song as she walked back and forth in the room, all bent over and swaying, at times stamping her feet on the floor. What a ruckus she raised! My head was rumbling! But what had happened? How long had it lasted? I don't remember...
Then I stopped listening, and when I opened my eyes my face was sinking into a soft feather pillow that smelled of something wild, warm as a nest. I threw it on the floor at once.
In front of me, on the other side of the table, was the woman, hunched at the back of the chair. She held a steaming cup in her hands.
The sun had gone down, the room was in twilight. But I had seen her dark, black eyes look up from the cup and stare into mine.
"What you did wasn't really very nice. You almost got me, with that knife" she said. She drank the whole cupful, then she smiled sadly and setting the cup down on the table murmured "just because of the way I look, which depresses you so much..."
"You're ugly" I told her, "I can't stand that face of yours". My heart was beating fast. Maybe my voice was trembling. But I said it just the same.
"And you? How can you stand yours?". She said that and then she kept looking at me, as though she expected that I would answer her.
What an absurd question... I'm beautiful!
She was looking at her hands now, she seemed distracted. "But then, your face is always the same after all". She was speaking in an indifferent tone, she was hateful. "Although yours too will get old, sooner or later you yourself will have to realize it, looking at yourself in the mirror... always the same face, looked at for years, too often, and always older besides". At this point she looked at me, all smiles, and said "don't you think it would be distressing to think about that?", and then she got down from the chair - she slid down - and slipped under the table.
I could kick her in the face, on that mouth of hers. Instead I bent down to see what she was doing. She had grabbed her purse with both hands and was dragging it out, slowly, with great effort, moving backwards. (the Italian text clearly says "camminando", "walking", perhaps to emphasize the diminutiveness of this woman who is able to walk even though she is under a table; I don't think "crawling" would be right so I've compromised with "moving")
"Where are you going?" I shouted.
"To the bathroom".
"Go ahead, fine, look at yourself in the mirror and then tell me how you feel", I told her, and then I burst out laughing.
She too started to laugh. She let go of the purse, and covered her mouth with her hands. She was moving back, hiding her face. She actually seemed cheerful. "But when I look at myself in the mirror..." she murmured, "I don't think about beauty", and without paying any attention to me she went back to dragging her purse, until she reached the bathroom door. "I think about other things" she said. Then she opened the door and shoved the purse in. "What things?" I asked her, but she went into the bathroom, closed the door behind her, and locked it. She didn't answer me.
I remained alone, in the shadows. There was silence... I wondered what was strange about the room, I looked around, in all the corners. Things were different, but I couldn't tell you...
I wasn't really surprised however: I was expecting it.
The bed, in fact, seemed smaller, like a pallet.
It was all to be expected, after all.
I remember that at that point... how strange, it's coming to me only now... at that point I drew up my legs - against my chest, to scrunch myself up - I crouched on the chair, like her. I felt calm, I stroked my knees, my hands were slow and very gentle, they moved down to the arch of my foot. I tasted my skin. And all of a sudden I sensed how intense the silence was.
For a long time no sound had come from the bathroom. It was almost dark. Very slowly I got up from the chair... she was looking at herself in the mirror, I was sure of it, I wanted to see her face looking at itself. But just as I was getting down on my knees and putting my hands against the door, I heard a very strange sound coming from inside, a heavy clanking,which suddenly broke off. I immediately looked through the keyhole and saw her bent over her purse, her arms and head buried in it... she was fumbling, digging, looking for something. She had a lot of energy, and thin purplish calves, not at all flabby. She was squirming around on tiptoe, a tiny, tiny woman, poking around inside her large purse. Her back was marked by a long fracture... or maybe she was hunchbacked, maybe icy jabs were running between her shoulder blades...what's hiding in there?
All of a sudden she stopped and came toward me, angrily.
She was moving quickly...
She threw open the door before I could get up. We were face to face. "You're all sweaty, wash yourself" she told me.
She moved aside, so I could go in. But she stayed in the doorway, watching me, while I stood still in the middle of the bathroom. "What are you looking at?" I asked her. I must have seemed very irritated. "Be nice" she said softly, put my purse outside, it's too heavy for me".
She clasped her hands and watched me, smiling and quavering, her head lowered, as I picked up the purse. It was very heavy, but I did my damnedest to hand it right over to her. 
She continued to look at me that way until I closed the door in her face.
I locked it, of course, and checked to see that it was secure.
The light was very bright.
I looked up... it was very white and dazzling. I closed my eyes tightly and pressed my ear against the door... the channels in my head were enormous, very very long, insidious. Mysteriously... the door was moving, like a thick fluid which rolls down in winding, throbbing paths, so sensitive... my head was bursting. And yet I couldn't hear a sound, as though there were no one, no one at all, on the other side, beyond the door.
So I looked in the mirror, but I didn't see myself at first, so motionless was my face. Then I saw that I was beautiful, and frightened... I was very pale, my eyes seemed enormous.
I stank. She was right, thatbitch.
I turned on the water in the bathtub and undressed.
I was beautiful... I was very beautiful... while the tub was filling I couldn't help looking at myself... I plunged into the water, and put my head under. I sank into a deep, very warm sea and you came back to me. I kissed your lips: they were as soft as a baby's. Like a siren, I did not breathe. Your hair caressed my neck. And just at that moment an appalling sound came to me as from an abyss, engulfing me... it kept repeating, slow and hollow, louder and louder. I was terribly frightened. I ran away, I had to breathe.
She was there, that tiny woman, behind the door, and she was jiggling the handle up and down with sharp blows, she wanted to come in.
I shouted as loud as I could, "Go away, you bitch!" I shouted, and the handle stopped moving for a while, as I got out of the tub, and then I heard her fumbling with something in the lock and a moment later she came in, just like that, all of a sudden, I saw her in front of me, so severe that she seemed to have almost straightened up, and she told me that I had been in the bathroom too long and it was time to go to sleep and that she had already prepared the bed and she showed me a small rusty hook that she was holding tightly between her fingers.
I was naked in front of her, bent over and dripping in the middle of the bathroom, trembling. I said nothing to her.

Now she's here with me.
She's getting ready for the night, that sow, in my bed.
I don't know if she's sleeping. Maybe she hasn't closed her eyes. I don't want to look at her.
I'm frightened, you know? Very much so.
Dear friend... my friend what will become of us?
There, she's touching me. Her feet are cold as iron, they're hurting me.


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